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Giocattoli, cibo per la mente

Perché il gioco è una cosa seria?

Perché tutti noi, per l’intero arco di vita, usiamo il gioco come mezzo per esprimere liberamente quello che siamo e quello che vorremmo essere, anche se, man mano che cresciamo, usiamo “giocattoli” diversi. Infatti, qualunque cosa si dica sul gioco dei bambini, vale anche per gli adulti.
Pur essendo considerato un bisogno prevalente dell’infanzia, esso rappresenta una necessità che, se soddisfatta in tempi e modi adeguati, riveste una funzione utile per la costruzione della personalità dell’individuo.

E a questo che serve il gioco?

Non solo! Il gioco aiuta ad acquisire la capacità di fare esperienza. Giocando, impariamo ad esprimere la nostra creatività. E, la creatività ci aiuta a scoprire chi siamo e a prendere coscienza di noi stessi come individui.
È grazie al gioco che si possono muovere i primi passi verso l’esperienza di autonomia dalla madre, cosa che favorisce la crescita del bambino.
Quando pensiamo ad un lattante, ad esempio, dobbiamo sapere che vive in uno stato di fusione con la madre, da cui è totalmente dipendente. Per compiere il difficile viaggio verso l’autonomia, il bambino si serve dei cosiddetti “oggetti transizionali”, la cosiddetta “copertina di Linus”. Un pezzo di stoffa, un pupazzo o semplicemente il pugnetto portato alla bocca o la manina che esplora l’altro seno durante l’allattamento, servono al bambino per capire che esiste un mondo esterno, un mondo nel quale deve approdare.

Ci sono cose particolari che una mamma dovrebbe fare?

La mamma oltre ad allattare, vestire e pulire il bambino, dovrebbe preoccuparsi di fornirgli cure amorevoli e sensibili, grazie alle quali il bambino può acquisire quella fiducia necessaria per creare, attraverso il gioco, il proprio spazio nel mondo, il proprio diritto di essere al mondo.

Come cambia il gioco man mano che il bambino cresce?

Il gioco varia con il variare delle fasi dello sviluppo.
Nel lattante i primi giochi coinvolgono la bocca, le manine, la vista, l’intera superficie del proprio corpo e di quello della madre.Man mano, il bambino comincia a cercare oggetti con caratteristiche simili a quelle della madre, come un orsacchiotto, un cuscino o un golfino.
Successivamente, quando comincia a percepire la presenza di emozioni dentro di sé, il bambino ricerca oggetti che possono essere utilizzati per manifestare i propri sentimenti. Ad esempio, i sentimenti di amore e odio che cominciano ad albergare nella mente del bambino si manifestano attraverso il maltrattamento o il vezzeggiamento dei propri giocattoli, come a voler mettere in scena gli stati d’animo che ancora non riesce a governare.
Pian piano, l’interesse del bambino si orienta verso altri giochi che possono avere a che fare con il riempire/svuotare, aprire/chiudere, costruire/distruggere. Questi giochi, che il bambino può fare usando qualunque oggetto ritrovato in casa, gli consentono l’esplorazione di attività motorie piacevoli.
Da un certo punto in poi, l’attività ludica acquista anche un carattere di godimento e di piacere per la buona riuscita del compito. Ciò implica non solo il piacere di fare bene qualcosa, come costruire un oggetto, fare un disegno, ma anche il piacere che ne deriva  dalla possibilità di esibirlo ai propri genitori che dovranno mostrare interesse e apprezzamento.

In conclusione, perché il gioco possa assolvere alla sua funzione, è necessario che mamma e papà individuino i giochi in grado di rispondere al bisogno del bambino in relazione alla fase di sviluppo.

Non è importante il giocattolo in sé (costoso o moderno che sia) ma ciò che esso significa per il bambino: anche semplici oggetti ritrovati in casa (pezzi di stoffa, pentole, coperchi, carta, cartoncini ecc.) possono soddisfarlo e aiutarlo ad esprimere la propria creatività.

Giocare insieme aiuta a crescere!

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